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Si stava meglio quando si stava peggio? Mi sa che toccherà dire così per la F1. Salutato con grandi enfasi l’ingresso di Liberty Media che giusto un anno fa – era il dicembre 2016 – ha acquistato per 6,7 miliardi di euro il business F1 dalla CVC e da Ecclestone, tutti aspettavamo che la F1 compisse finalmente una svolta in positivo. Una svolta sportiva, tecnica e spettacolare. Per ridare divertimento al pubblico, rendere le corse più abbordabili per la gente e le monoposto più affascinanti da vedere. Abbassare i prezzi per il pubblico ai GP, avvicinare i piloti alla gente. In una parola: riportare la F1 dov’era una volta: alla portata di tutti gli appassionati.


Invece dodici mesi dopo tirando le somme, cosa sta succedendo? Poco o nulla. Liberty Media ha fatto finora ben poco per cambiare in profondità lo show della F1 che lei stessa criticava. Anzi, quel poco che cambia, per ora lo sta cambiando in peggio. Prima è arrivato l’Halo, quella specie di gabbia sopra l’abitacolo che dal 2018 sfigurerà per sempre l’aspetto delle F1 facendo perdere alle monoposto quel fascino romantico d’altri tempi. Poi c’è stata la fine delle dirette tv in chiaro, quindi la tanto chiacchierata scomparsa delle grid girl dalla griglia di partenza. E ancora: le gomme con sei colori diversi che fanno ancora più confusione, poi lo scarso rumore dello scarico contro cui non si fa nulla. Ultima perla: l’orario dei gran premi che verrà probabilmente spostato in avanti per compiacere gli spettatori tv americani. Tutte soluzioni destabilizzanti, non migliorative. Viene da rimpiangere Ecclestone. Che almeno conosceva a fondo questo sport e i gusti del suo pubblico.

Certo, l’Halo non è tutta responsabilità di Liberty Media ma di Jean Todt e della Fia. L’Halo, che non è un acronimo ma una parola inglese che vuol dire “aureola”, è stato introdotto per motivi di sicurezza dopo che Todt era rimasto impressionato dalla triste fine di Jules Bianchi, il pilota di cui suo figlio era il manager, due anni fa a Suzuka. Il successivo incidente mortale di Justin Wilson in IndyCar, che si è preso un intero musetto staccatosi da un’altra auto in testa, ha indotto la federazione a agire per proteggere sulle monoposto aperte la testa dei piloti. Ma senza voler fare discorsi di cinismo, dobbiamo anche ricordarci che il rischio è insito da sempre nelle corse automobilistiche. La F1 è uno sport dinamico; non si può azzerare il rischio se non lasciando le macchine ferme ai box. Nei due ultimi incidenti in F1 che hanno riguardato ferite alla testa dei piloti (Massa che si è preso in faccia la molla di una sospensione in Ungheria 2009 e Bianchi finito sotto un trattore a Suzuka 2014) l’Halo probabilmente non avrebbe potuto fare nulla.

Molto più grave la responsabilità di Liberty Media nella fine delle dirette tv in chiaro della F1 in Europa. L’epoca di mamma Rai in F1 è finita. Dopo quarant’anni di telecronache la Tv di stato abbandona la scena. Dal 2018 il telespettatore italiano che vorrà vedere le gare in diretta dovrà rassegnarsi a pagare la pay tv di Sky. Il prezzo attuale per godere del canale sport di Sky è di 29,90 euro al mese, cifra che fino all’anno scorso includeva gratis la F1. Ma volete scommettere che ora che si andrà al regime di monopolio, il canale F1 dovrà essere pagato con un extra a parte?

Di chi è la colpa? Della Rai che non ha lottato abbastanza per conservare le dirette? Un pochino sì, ma la responsabilità maggiore è di Liberty Media che ha preferito inseguire il massimo profitto cedendo tutta l’esclusiva del pacchetto dirette F1 alle tv del gruppo 21st Century Fox nel mondo: Fox in Nord e Sud America, Sky in Gran Bretagna e Italia. Contro quel colosso mediatico, che si dice abbia sborsato complessivamente oltre 300 milioni (85 solo quelli pagati da Sky Italia) per garantire le dirette F1 a tutte le Tv del suo gruppo, che resistenza poteva opporre la Rai che non aveva nemmeno i soldi per acquistare gli europei di calcio?

La cruda realtà è che Liberty Media si gonfierà il portafogli con i milioni di Sky e di Fox ma il telespettatore italiano, se vorrà vedere un po’ di F1 in tv senza pagare l’abbonamento a Sky, dovrà accontentarsi di TV8 (rete in chiaro di Sky posta sul canale 8 del digitale terrestre) la quale però irradierà i primi 13 GP in differita. La prima diretta in chiaro su TV8 dovrebbe arrivare solo a settembre, con il GP d’Italia. E la Rai? Scordatevela. A parte il GP di Monza, che sarà diffuso in diretta anche dalla tv pubblica grazie a una legge comunitaria che permette alle tv nazionali di diffondere la corsa di casa, la Rai non potrà mandare sulle proprie reti nemmeno un fotogramma degli altri GP F1 nel 2018. Nemmeno nelle rubriche di motori o alla Domenica Sportiva.
Ecclestone, nemmeno nei peggiori momenti di delirio di onnipotenza, aveva mai oscurato mamma Rai; ben conscio di quanto la tv di stato contasse per accrescere l’audience della F1 nel paese dove tutti telespettatori tifano Ferrari.

Vogliamo parlare di motori turbo ibridi? Quelli che non fanno rumore e hanno fatto vincere quattro campionati alla Mercedes? Ecclestone avrebbe voluto abolirli dopo il primo anno, il 2014, perché aveva capito subito che avrebbero trasformato la F1 in un monomarca Mercedes. Costoso e falsato. Gli attuali turbo V6 ibridi sono motori voluti dalla Fia e da Todt per darsi un’aria politically correct e creare un (falso) ambiente green nella F1. Invece questi motori complicati e costosi resteranno ancora a lungo impoverendo le squadre e scavando un solco prestazionale fra i top team e gli altri. Ecclestone aveva proposto di tornare ai sani vecchi V12 con un semplice ed economico kers (recupero di energia). Sarebbero stati motori molto più economici e alla portata delle tasche di tutte le squadre. E soprattutto motori rumorosi. Che avrebbero fatto tornare a rombare la F1 e far battere i cuori per il brivido. Ma evidentemente per gli americani di Liberty Media, avvezzi al borbottìo dei V8 stock block delle loro parti, il rumore non sembra una componente fondamentale per le corse come invece è per gli appassionati nostrani cresciuti a pane e rombo dei V12.

 

Non parliamo poi nemmeno della polemica sulle grid girl in griglia che qualcuno di Liberty Media vorrebbe abolire per par condicio. Da sempre le corse sono donne e motori. Vabbé che si è già tolto il rumore, ma vogliamo sopprimere anche le donne per fare i falsi ipocriti? No comment.

Un altro voltafaccia storico è l’idea di Liberty Media di spostare in avanti, alle 15.10, l’ora di inizio dei GP che da trent’anni è fissata alle 14 nelle gare europee. Un’idea generata dal fatto che negli Usa, dove Liberty cerca di conquistare spettatori, la F1 per via del fuso si disputerebbe troppo presto, quando gli americani dormono ancora. Un’oretta di sonno in più concediamogliela, no?, avranno pensato i nuovi promoter… E i 10 minuti extra invece come si spiegano? Semplice: servono a imbottire di spot pubblicitari la spazio tra l’orario tondo (le 15) in cui tutti accenderanno i televisori, e l’ora effettiva di partenza.

Tra l’altro, sapete che l’idea di portare le qualifiche alle ore 14 del sabato è farina del sacco proprio della Rai? Fino agli anni ’80 le qualifiche F1 si svolgevano alle 13, non alle 14. Poi un bel giorno qualcuno da viale Mazzini, in fase di rinnovo del contratto tv, convinse Bernie a spostare l’inizio delle prove del sabato alle 14 spiegandogli che in Italia (ma anche in altri paesi europei) i ragazzi alle 13 erano ancora a scuola e la F1 si stava perdendo l’audience dei giovanissimi. Bernie scaltramente capì che era una buona idea e l’applicò subito.

Ecclestone sulla griglia di partenza del GP Brasile con la moglie e amici

Ecclestone aveva questo pregio: la rapidità nel cambiare idea se capiva che lo status quo non funzionava bene. Da bravo mercante, sapeva come dar valore al proprio show per monetizzarlo meglio. Quando ha sbagliato, è stato per ingordigia. Come quando ha aumentato le gare extra europee a scapito di quelle del nostro continente per ottenere più soldi dagli organizzatori. Oppure la volta in cui cominciò a impedire con ogni mezzo la diffusione delle immagini video della F1 su telefonini e in streaming tv per salvaguardare i soldi che incassava dalle pay tv che pagavano profumatamente. Ma Liberty Media per adesso, dopo le tante promesse di modernizzare la F1, non sta azzeccando una mossa.

Rimpiangeremo un giorno la F1 di Ecclestone? Voi che ne pensate?

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