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Quando hai due piloti in prima fila a Montecarlo e perdi la gara non per incidente ma per una strategia sbagliata, vuol dire che hai fallito in pieno come team. La Ferrari ha pagato a Montecarlo la propria eccessiva baldanza. La convinzione che bastasse avere la macchina più forte nel Principato e anche il pilota più veloce per vincere il Gran Premio. Invece Montecarlo non è un GP come gli altri dove basta avere più effetto suolo, velocità di punta o buona trazione per imporsi. Servono anche astuzia, furbizia e la capacità di “leggere” la gara. Di prevedere gli sviluppi delle situazioni. Perché a Monaco non si sorpassa perciò bisogna essere bravi – come si dice in gergo – a farsi venire incontro la gara. Cioé mettersi nella situazione migliore per sfruttare i piccoli imprevisti che possono accadere e che sono fondamentali per superare l’avversario che in pista normalmente non si riesce a scavalcare. La Red Bull è stata brava a farlo. A sfruttare i punti deboli della Ferrari. Che mentre la pista si stava asciugando ha clamorosamente toppato la strategia. È entrata in confusione e non sapendo che fare, ha indugiato troppo perdendo il momento giusto. La gara si è decisa lì.

Il problema della Ferrari è che a Monaco lo stratega giusto era in pista, mica al muretto. Cioé era Sainz che stava correndo, non Rueda e gli altri “cervelloni” del team. Solo lui aveva intuito che la pista si stava asciugando e che era meglio aspettare l’asciutto per mettere le slick e risparmiare i 25” della sosta per le intermedie.

@Scuderia Ferrari Press Office

Il secondo problema della Ferrari però è che Sainz pensava per sé. Quindi, ostinandosi a seguire la propria idea ritardando il pit stop, ha anche indirettamente inguaiato la corsa di Leclerc facendogli perdere tempo nel momento decisivo perché il box non sapeva più che cosa fare. 

Qui la Ferrari ha commesso una serie di errori che le sono costati la vittoria. Prima di tutto, ha sbagliato il muretto che si è fossilizzato nella tattica standard: prima sosta per le intermedie e più tardi per le slick. Altro errore il fatto di non dare ordini di scuderia chiari a Sainz. In quel momento a rigor di logica a coprire la tattica di Perez avrebbe dovuto essere Sainz, che era secondo dietro Leclerc. E infatti il team lo voleva fermare per rispondere alla mossa di Perez. Ma Sainz non aveva intenzione di cambiare le wet con le intermedie e via radio si è messo a discutere col team per convincerli che non era la mossa giusta. Per lui era meglio aspettare le slick. Così un un giro è passato. Così la Ferrari per coprire Perez ha deciso di fermare Leclerc; ma intanto che si decidevano è passato un altro giro. E a quel punto è diventato troppo tardi per impedire l’undercut della Red Bull perché perez volando con le intermedie girava 7 secondi più veloce di chi aveva le full wet.

Peggio ancora è andata quando si è passati alle slick. Lì la Red Bull ha svoltato del tutto a proprio vantaggio la corsa. È stato il terzo errore Ferrari: nel momento in cui la pista era da slick Maranello ha cercato di reagire fermando Leclerc per montargli le hard appena 3 giri dopo le intermedie e metterci una pezza. Ma proprio in quell’istante Sainz davanti a lui, ha deciso che era arrivato il momento giusto per le slick e ha scelto di fermarsi all’improvviso. E siccome si trovava davanti a Charles lo ha inguaiato di brutto. Leclerc così ha ricevuto ordini confusi, prima “box box box” e 5 secondi dopo l’ordine contrario: “no no, stay out” resta fuori. Ma intanto era già in pit lane. Sainz si è trovato nel suo giro di uscita Latifi davanti che gli ha fatto perdere 2 secondi (ha girato in 1’34”) mentre Perez, mettendo le slick a pista vuota, è riuscito a ritrovarsi davanti a Sainz di appena 0”8, quel tanto che bastava per avere il comando della gara. Mentre Vertsappen ha fatto un giro di ingresso e di uscita velocissimi (1’44” e 1’31”, circa 2” meglio di Leclerc) scavalcando Charles. Quindi tutte e due le Red Bull si sono trovate davanti ai rispettivi avversari Rossi.

Che conclusioni trarre? Che la Ferrari ha pasticciato troppo mentre la Red Bull, non riuscendo a scavalcare le Rosse in pista, è stata geniale geniale e creativa nell’inventarsi ed applicare subito senza indugi una strategia “furba” che ha fatto la differenza ai danni della Rossa. Però, e qui è la differenza, ha potuto farlo non solo perché è stata più creativa, ma perché nel team ci sono gerarchie chiare. Un primo pilota e un secondo pilota che deve fare gli interessi del primo. Se è il caso viene sacrificato a vantaggio di Verstappen; oppure viene usato – come nel caso di Montecarlo – per una tattica rischiosa che però può risultare vincente. In ogni caso cascano sempre in piedi.

@Scuderia Ferrari Press Office

La morale è amara: Ferrari ha perso malamente la gara, la squadra ha il morale sotto i tacchi e s’è rotta l’armonia fra i due piloti. Leclerc non si fida più di Sainz mentre lo spagnolo non vuole rassegnarsi a fare il gregario ma pretende di decidere in autonomia. Perché sa che non potendo eguagliare Leclerc in velocità, l’unico modo per imporsi è batterlo di astuzia nelle tattiche di gara. Purtroppo queste sembrano le medesime premesse di quel dualismo Prost-Senna ai tempi della McLaren fra un pilota più veloce e uno più tattico e opportunista che portò alle liti e ai dispetti che ben conosciamo. Bisogna arginarlo prima possibile. Prima che la gelosia dilaghi creando una frattura. Ecco perché la Ferrari, pur superiore alla Red Bull almeno nella metà delle gare finora, ha portato a casa soltanto due vittorie. Una marea di pole che non danno punti e poi tante briciole ma poca sostanza.

Che fare quindi per giocarsi fino all’ultimo questo mondiale dove la Red Bull sembra aver cambiato marcia? Darsi finalmente della gerarchie di squadra ben definite. Come fanno in Red Bull che da sempre punta su Verstappen e dove il secondo pilota serve solo a portare punti alla causa e toglierne agli avversari. Se a Maranello sono davvero convinti che Leclerc sia fortissimo, bisogna mettere subito Sainz al suo servizio in nome dell’interesse di squadra. Non lasciarlo libero di correre la sua gara e basta perché a volte la sua condotta può rivelarsi controproducente per l’interesse del team. La Red Bull ha purtroppo dimostrato al Cavallino che mai come in F1 l’unione fa la forza. E che strategie vincenti e gerarchie chiare fra primo e secondo pilota sono indispensabili per vincere. A volte sacrificare le ambizioni di uno dei due piloti è crudele, ma Montecarlo dimostra che se lasci fare a ciascuno di testa propria, non si vince.  

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Sainz è 33 punti dietro Leclerc in classifica e fino a Monaco non aveva ancora dimostrato di avere in mano la macchina di quest’anno. Nessuna vittoria, qualche podio occasionale, diversi errori. Sarebbe il momento giusto per metterlo al servizio di Leclerc se si vuole ancora lottare per il mondiale contro una Red Bull che gioca con una punta e un tre quartista e non con due attaccanti che si pestano i piedi come a Maranello.

Il rischio può essere quello di demotivare il pilota e perderlo del tutto per gli interessi del team invece che guadagnare un gregario veloce. Ma sarebbe davvero così? Guardate Perez. Costretto al sacrificio in Spagna, la squadra gli ha promesso che gli avrebbe restituito il favore e a Montecarlo e lo hanno messo nelle condizioni di vincere appena possibile quando la gara monegasca si è messa a loro favore. Così ora la Red Bull si ritrova una coppia di piloti motivatissima che vale ancora di più. E Perez ha capito che assecondando gli ordini di squadra e Verstappen qualche gara può vincerla mentre agendo di petto contro Verstappen non la spunterebbe mai.

Forse a Sainz conviene fare lo stesso invece che cercare di proseguire testardamente a pretendere il ruolo di pari prima guida che poi non lo sta portando a risultati concreti. Però la Ferrari deve decidersi a stabilire gerarchie di squadra. Altrimenti questa Red Bull in cui l’unione fa la forza non si batte. In fondo Maranello lo ha sempre fatto in passato anche nei momenti meno determinanti (da Barrichello a Irvine, a Massa) e quando non lo ha fatto sono nati casini. Come in tempi recenti fra Raikkonen e Vettel o fra Vettel e Leclerc. Ora che il tempo stringe e il mondiale è ancora aperto perché in fondo Verstappen ha solo 9 punti di vantaggio, si può ancora fare. Però bisogna decidersi in fretta.

1 COMMENTO

  1. Non sono d’accordo Alberto, e questo accanimento della stampa italiana contro Sainz, proprio quando avrebbe bisogno di supporto, mi piace veramente poco.

    Il ragazzo spagnolo non ha il talento di Leclerc (ma quello chi ce l’ha?) ma ha una carriera che parla per lui come pilota che lavora durissimo, che sa fare squadra e che non è mai stato asfaltato da nessun compagno, inclusi Verstappen e Norris.
    Consistente come pochi, veniva da due anni con praticamente zero errori, e sono bastate tre gare storte nel 2022 per dargli la patente di pippa galattica?

    A Monaco in gara è stato l’unico che ha capito cosa bisogna fare, e ora diventa pure una colpa! Se Ferrari avesse seguito immediatamente la dritta di Carlos e fatto fare la stessa cosa a Leclerc, avrebbe vinto il GP in carrozza.

    Un top team di F1 dovrebbe essere in grado di non andare nel pallone quando uno dei due piloti sceglie una strategia diversa da quella prevista. Specialmente nelle condizioni di pista che c’erano ieri la scelta di quali gomme calzare dovrebbe sempre essere fatta da chi ha il sedere nell’abitacolo…

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