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C’è l’odore acro dei fattacci di Imola ‘82 nella scelta Ferrari di Silverstone che ha avvantaggiato Sainz e castrato Leclerc. Anche allora, ai tempi di Villeneuve e Pironi, il pilota di punta fu danneggiato dalla indecisione nell’assegnare chiari ordini di squadra ai piloti. Leclerc come Gilles? Sainz come Pironi? Per me il paragone è evidente. È uguale anche il prestigio e il blasone dei piloti in ballo. E probabilmente anche il loro peso politico in squadra.

Gilles-Charles talenti puri, osannati dal pubblico per la loro guida estrema; Pironi-Sainz, piloti meno appariscenti e veloci ma consistenti; che soprattutto godevano di un fortissimo appoggio politico dentro il team. Ai tempi, Pironi era l’espressione dell’establishment francese e di un certo mondo finanziario che lo supportava. Fin dentro la Ferrari, visto che Pironi era il pupillo di Marco Piccinini, direttore sportivo del team del Cavallino ma già proiettato verso il mondo della finanza (attualmente è proprietario di una banca a Montecarlo). Era evidente che Piccinini avesse simpatie spiccate per Didier. Un po’ come accade con Sainz, che è spagnolo come la potente banca Santander sponsor n.1 della Ferrari. E sicuramente lo sponsor ha a cuore le sorti del pilota di Madrid più di quelle del pilota monegasco.

E poi ci sono altre curiose analogie. A Imola ‘82, quando non fu presa la decisione tattica per salvaguardare la vittoria di Villeneuve, mancava ai box Forghieri che con la sua esperienza avrebbe imposto ordini di squadra precisi. E chi ha orientato la tattica di gara anti-Gilles? Piccinini… A Silverstone ‘22 era assente per Covid il direttore sportivo Mekies (francese) e a dirigere la corsa dal muretto c’era solo il team principal, Binotto. Assecondato dallo stratega di pista Rueda, spagnolo come Sainz.

Il sorpasso di Leclerc all’esterno a Copse su Hamilton, per di più con gomme dure contro soft, è uno dei momenti più belli della gara!

Enzo Ferrari ai tempi di Imola ‘82 per smorzare le polemiche rispose secco che aveva pur vinto una Ferrari. È la stessa cosa che ha più o meno detto anche Binotto nel dopogara di Silverstone. Ma adesso la scusa non basta. Perché nel 1982 il mondiale era apertissimo e la Ferrari netta favorita. Qui invece il campionato era già nettamente avviato in direzione Red Bull e si è invece sprecata una chance favolosa per riaprire i giochi.

Il popolo ferrarista intero si chiede perché nel giorno in cui si poteva far vincere Leclerc e approfittare delle disavventure di Vertsappen per ridurre sensibilmente il gap dalla Red Bull nel mondiale, si è buttata al vento questa occasione per favorire Sainz. Ha contato davvero il peso politico dello spagnolo in Ferrari nella decisione oppure è stata soltanto una scelta affrettata e poco lungimirante? Come diceva Andreotti, a pensar male ci si azzecca.

Guardiano i fatti: per tutto il GP c’è stata una certa volontà di aiutare Sainz a conquistare la prima vittoria. Anche a scapito delle ambizioni di Leclerc. Giustamente, nella giornata di grazia dello spagnolo forse non si voleva mortificarlo retrocedendolo platealmente in pista. A Maranello avranno pensato: meglio avere due piloti carichi e determinati per combattere nella seconda parte della stagione che uno demotivato. Ma il risultato finale è chiaramente stonato. Un team principal ha il dovere di inseguire il risultato più vantaggioso in assoluto per la squadra. Ed è evidente che accontentarsi di un primo e di un quarto posto per eccessiva prudenza è nettamente peggio che provare a fare doppietta e rimettersi in corsa per il mondiale.

Va riconosciuto a Sainz di aver tirato fuori le palle in questa corsa. Aveva fatto al pole sul bagnato e tenuto a bada Verstappen in partenza con una grinta insospettabile. Ma Leclerc aveva fatto un capolavoro. Perché con una macchina danneggiata (meno 5 punti di carico aerodinamico per via della paratìa anteriore destra strappata) girava forte quanto Sainz. Anzi di più. Più volte ha chiesto via radio il permesso di poter passare. Perché sapeva di poter essere più veloce. È in quel momento che il box Ferrari ha cominciato a indugiare. Non sapeva più che pesci pigliare. Grave quel momento di incertezza prolungata perché questi eventi hanno dimostrato due cose: primo, è apparso chiaro come la squadra fino all’ultimo abbia cercato di privilegiare Sainz. Tanto che il muretto ha più volte chiesto allo spagnolo di aumentare il suo ritmo (fino a 1’32”7 sul giro) per difendersi dalla rimonta di Hamilton. Un tempo che Sainz, prova una volta, prova due volte, non è stato in grado di fare. Solo allora lo spagnolo ha acconsentito a cedere la prima posizione.

Il cronologico al momento della neutralizzazione della gara dove si vede che Leclerc aveva un buon margine per fare pit stop e montare le rosse senza rallentare Sainz.

L’altro indizio che questa vicenda ha trasmesso è stata l’evidente lentezza della Ferrari nel prendere in fretta una decisione tattica. E le conseguenze di questa mancanza di rapidità decisionale si sono viste nell’episodio della safety car. Quando, nonostante il team avesse avuto mezzo giro di tempo per decidere se cambiare le gomme ai due piloti, oppure a uno solo o ancora a nessuno dei due, ha preso la decisione meno opportuna. Fermare il solo Sainz e sacrificare Leclerc. Che era primo!

Binotto si è giustificato dicendo che il doppio pit avrebbe sfavorito il secondo pilota e Sainz avrebbe perso pure il podio. Ma i numeri dicono che si poteva fare. Eccome. Perché sotto la neutralizzazione (prima ancora che i piloti raggiungessero la safety car) Leclerc aveva 9”3 di vantaggio (grazie a Antonio Granato per la segnalazione). Addirittura secondo i calcoli di un sito inglese, i secondi erano 11”. Quindi c’era tutto il margine per fare un doppio cambio gomme senza penalizzare nessuno dei due. Perché lo hanno escluso?

C’erano più di 30 secondi per decidere di farlo e 9 secondi di margine per non pestarsi i piedi in pit lane. Un tempo mostruosamente elevato per fare bene i calcoli e decidere con comodo la strategia giusta. In F1 decisioni del genere si devono riuscire a prendere in dieci secondi, sennò hai sbagliato mestiere. Mi viene impossibile pensare che con un intero team ombra a casa a Maranello a seguire dal remote garage la corsa e fare tutte le simulazioni del mondo, non si sia capito in fretta che il doppio pit stop che poteva consentire la doppietta era fattibile.Quindi mi chiedo: qual è il vero motivo del sacrificio di Leclerc?

A me viene in mente un noto proverbio. Per la Ferrari la decisione tattica è stata come scegliere tra un uovo oggi o una gallina domani. Nel dubbio se vincere una corsa con Sainz o favorire Leclerc in chiave titolo mondiale, hanno optato per il bottino più facile e immediato. E così hanno rimesso Sainz in corsa per il campionato (127 punti, -54 da Verstappen) ma hanno sacrificato fortemente le ambizioni di Leclerc. Con i miseri 12 punti del 4° posto Charles è salito a un totale di 138 punti: 43 punti di distacco da Max. Avessero messo le soft anche a lui, poteva vincere e fare il giro veloce e riguadagnare a Verstappen 20 punti in un colpo solo andando a -29 punti. Il campionato si sarebbe riaperto. Invece hanno scelto l’uovo oggi al posto della gallina domani. La Ferrari ha proprio sbagliato proverbio: avrebbe dovuto fidarsi di quello che dice: salvare capra e cavoli.

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