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Hamilton divide sempre gli appassionati. Dopo il ritiro di Verstappen si sono sprecati in rete gli insulti sul pilota inglese, anche dopo il suo grave errore a Baku. Hamilton accusato di avere sempre “culo” nelle gare, Hamilton che non si merita i successi che raccoglie, Hamilton che deve ancora dimostrare di essere un campione perché corre con la Mercedes che è sempre vincente. Hamilton che viene messo in discussione ogni volta che compie un qualsiasi gesto.

Beh, mi viene da dire una cosa: basta con questi moralisti da tastiera accecati dal tifo oppure dal livore che non sanno “leggere le corse” e le imprese dei piloti in modo obiettivo.

Baku dimostra che anche Hamilton, quando è sotto pressione, può commettere errori e sbagliare. È vero. Ma da lì a mettere in discussione la sua grandezza di pilota ce ne passa. Anzi, Hamilton con il suo errore in frenata ha dimostrato che è umano anche lui; che può sbagliare quando è sotto pressione (Rosberg ci ha vinto un mondiale sfruttando questa sua debolezza). Un errore grave (di guida o di concentrazione) nel corso di una stagione ci può stare. Capita anche ai campioni. Anche Senna commise qualche grave sbaglio nel corso della carriera. Anche a Schumacher capitò: ricordate quando tirò dritto a Silverstone in frenata, si ruppe la gambe e compromise la stagione 1999? Perché Hamilton viene crocifisso quando sbaglia e nello stesso tempo irriso e insultato quando invece riesce ad approfittare di un problema altrui? Perché a Imola tanti hanno gridato allo scandalo e alla violazione delle regole perché ha fatto regolarmente retromarcia nella sabbia per tornare in pista e a Baku nessuno si è permesso di contestare la stessa retromarcia fatta da Sainz per rimettersi in corsa dalla via di fuga (tra l’altro in condizione pure più pericolosa)?

Io non credo alla teoria del “culo” di Hamilton. Credo che Hamilton susciti gelosie ed invidie perché vince troppo (e non guida una Ferrari), perciò tutti sono pronti sempre a metterlo sulla graticola.
Ma non si può non riconoscerne la grandezza ed il talento. O continuare a sostenere che deve ancora dimostrare di meritarsi i suoi successi.

È altresì vero che i grandi campioni spesso sono più fortunati di altri. O per meglio dire: se non hai anche un pizzico di fortuna non diventerai mai un grande campione (vedi Amon, vedi Alesi: talenti di guida immensi ma sempre penalizzati da qualche episodio sfigato che li fermava sul più bello verso la vittoria). Io invece credo che i grandi campioni siano più opportunisti degli altri. Ne senso che sono più bravi a sfruttare gli imprevisti a loro vantaggio. Perché sanno mettersi prima nella condizione più favorevole per approfittarne. È un’attitudine, non un caso.

Questa attitudine me l’ha spiegata per bene una volta, tanti anni fa, proprio Ayrton Senna. In un’intervista mi disse: “Io anche quando sono dietro e non ce la faccio a superare il mio avversario, continuo a tirare sempre. Anche se quello davanti va più forte di me. Non mi rassegno, non mi rilasso, non mi faccio staccare. Perché so che se gli resto alle spalle – a uno, due o tre secondi – posso metterlo sotto pressione; lo porto a maltrattare l’auto, magari a commettere uno sbaglio. E se gli resto abbastanza vicino posso approfittare di un suo errore. Se fa una sbandata posso approfittarne per superarlo, se invece sono distante da lui, no”.

Ecco, Hamilton ha la stessa attitudine che aveva Senna. È uno che non molla mai. Pronto ad approfittare di ogni imprevisto. Non aveva la forza a Baku per superare le Red Bull, se ne lamentava continuamente via radio con gli ingegneri. Ma ha continuato a spingere come un matto per tenere il loro passo, restare nella distanza di un paio di secondi per non perdere la scia e non consentire ai piloti Red Bull di rilassarsi e poter risparmiare la macchina. La foratura di Verstappen non è merito suo, ma lui comunque era lì: pronto ad approfittarne. È culo? No, è capacità di essere riuscito a mettersi nelle condizioni ideali per sfruttare un imprevisto. Poi il suo sbaglio ha rovinato tutto. Ma anche un campione sa sbagliare. Anzi, l’errore ce lo rende più umano e meno infallibile.

Anche sul suo errore di guida alla partenza ci sarebbe da chiarire le cose. Il suo errore non è stato sbagliare la staccata. Alla ripartenza Lewis aveva frenato nel punto giusto e nello scatto da fermo aveva anche bruciato Perez: l’aveva affiancato e superato e probabilmente avrebbe affrontato in testa la prima curva! Il suo grave errore non è stato aver sbagliato i riferimenti della frenata, ma aver pasticciato col ripartitore di frenata finendo per bloccare le ruote. Cosa che gli ha fatto perdere il controllo della Mercedes.

Lewis l’ha spiegata dicendo che nella concitata fase di partenza, per scartare Perez che lo stava chiudendo, ha mosso lo sterzo all’improvviso e così facendo ha toccato per sbaglio il pulsante del ripartitore di frenata. È un pulsante che la Mercedes utilizza per portare rapidamente tutta la ripartizione di frenata all’anteriore. Ogni F1 dispone di manettini sul volante a scatti per regolare la percentuale di ripartizione frenata verso l’anteriore o posteriore, regolazione che i piloti usano in gara a seconda del consumo gomma e della necessità d ricaricare energia con il brake by wire.

La Mercedes però ha avuto un’intuizione: sapendo che la loro auto fatica a portare in temperatura le gomme anteriori, hanno creato un tasto di scorciatoia rapida che con un semplice tocco sposta di colpo tutta la frenata sull’anteriore. I freni così si scaldano moltissimo (vi siete accorti che in griglia quelli di Hamilton fumavano?) e così facendo trasmettono calore alle gomme davanti portandole più rapidamente in temperatura. Ma il “trucchetto” va usato soltanto nel giro di riscaldamento altrimenti poi nell’uso normale la frenata è fortemente sbilanciata. L’errore di Hamilton è stato l’essersi dimenticato di disinserirlo prima del via oppure aver toccato per sbaglio quel pulsante appena partiti pasticciando con lo sterzo. Difficilmente sapremo mai la verità esatta, fatto sta che un errore l’ha commesso. Prima o dopo il via. E l’ha pagato pesantemente. Altro che culo. Arrivando secondo (o forse primo) poteva andare a +14 (+21) su Verstappen in campionato invece l’ha pagata cara.

Ma è meglio così: il destino ha restituito a Verstappen quello che la cattiva sorte gli aveva tolto mezz’ora prima. I due hanno finito la gara di Baku parie patta, nessuno ci ha guadagnato, nessuno ci ha perso. Almeno la lotta per il mondiale non è stata inquinata da un’avaria. Così tra sei mesi non staremo a discutere se uno ha vinto il mondiale per culo oppure per bravura.

1 COMMENTO

  1. Mi scusi ma stiamo dicendo che in questo caso Hamilton non ha avuto “culo”?
    Con una semplice rottura della gomma di Verstappen, è passato da un potenziale -10 a un altrettanto potenziale +18/25 (delta +35!) per poi concludere con un SUO errore a un “ottimo” 0-0, oro colato per come si erano messe le cose a inizio gara. Quindi ha comunque recuperato 10 punti pur facendo un errore. Un qualsiasi altro pilota avrebbe subito la vittoria di Verstappen e fatto l’errore, che ci sta è umano ci mancherebbe, incassando un -25.
    A imola lasciamo stare la retromarcia. E’ la bandiera rossa appena ha fatto un errore che è incredibile e oserei dire insopportabile. E si potrebbe portare esempi fino a stanotte.
    Capisco che non è bello parlare di fortuna, che in teoria non esiste, ma è un pilota che riesce sempre a “farla franca” quelle poche volte che gli va male (a differenza del compagno).
    Che poi a livello di classe non debba dimostrare nulla, è fuori dubbio. Aggiungi la classe al culo, e viene fuori un qualcosa di imbattibile (e di conseguenza odioso)

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